Pillole di felicità
Condividiamo brani scelti dai libri per accompagnarti nel viaggio creativo dello scrittore. La ricerca continua di piccoli stralci, di passi scelti che stimolano la nostra mente e il nostro cuore è l'allenamento che insieme possiamo fare per crescere quotidianamente e trovare il nostro spazio personale di riflessione e confronto.




Il nostro viaggio
Ogni estratto racconta un momento speciale del percorso creativo di c hi scrive, per farlo diventare anche il tuo percorso creativo, per ispirarti e farti sorridere.
Momenti condivisi
Piccoli assaggi dai libri per illuminare le tue giornate con la felicità delle parole
Momenti
Brani scelti per nutrire l'anima e la mente.
«L’amicizia viene in genere intesa e percepita come un rapporto alla pari che tende a basarsi sul rispetto reciproco, sulla stima, sulla disponibilità reciproca e che non pone vincoli nei comportamenti delle persone coinvolte.
Già cinque secoli prima della nascita di Cristo, Confucio elencava cinque tipi fondamentali di relazioni interpersonali.
La relazione fra imperatore e suddito, quella fra padre e figlio, la relazione fra uomo e donna e quella fra fratello maggiore e fratello minore.
Esiste, però, una quinta relazione che non è gerarchica, ma avviene fra uguali: l’amicizia.»
Da «Amicizia – Vale la pena crederci ancora?»
«A mio modo di vedere, l’amicizia è alla base di qualsiasi sentimento che implica una seppur minima capacità di relazionarsi con gli altri, tale da generare anche la più piccola possibilità di fidarsi di un altro fuori da sé e da aprirsi e costruire un rapporto personale ed intimo, in cui l’altro è qualcuno in cui riporre la propria fiducia.
Perché l’amicizia possa trasformarsi in amore, occorre alimentare un rapporto, una vicinanza, un collegamento, una complicità che consolida la sintonia tra i due soggetti coinvolti.
Al contrario, un rapporto che non ha alla base la fiducia nella capacità dell’altro di essere leale nei confronti del partner è destinato a durare poco o, peggio, a mantenersi sul sospetto, sulla paura e sulla continua messa in discussione di tutti i traguardi raggiunti.
L’amore che funziona tra i partner non preclude la frequentazione e la crescita dei rapporti di amicizia, anzi, ne fa crescere il valore, condividendo con le persone che si ritiene speciali la nascita, la crescita e il consolidamento dell’amore per l’altro.»
Da «Amare: fino a quando? – Riflessioni, considerazioni e pensieri sparsi parlando di un sentimento rischioso»
Crescere oggi significa imparare a muoversi in un mondo che cambia velocemente, in cui le certezze dei genitori non sono più le nostre e le nostre paure non somigliano a quelle di chi ci ha preceduto.
È come camminare su un ponte sospeso tra due rive: da una parte l’infanzia che non vuole andare via, dall’altra un futuro che fa paura perché chiede di scegliere, di assumersi responsabilità, di diventare finalmente “io”.
Eppure proprio in questo passaggio fragile scopriamo la cosa più importante: non si diventa adulti per decreto, ma imparando ad accettare i propri limiti, a fare pace con le ferite, a leggere con più tenerezza gli errori di chi ci ha cresciuto.
Un giorno, guardando indietro, capiremo che molte rigidità dei nostri genitori erano solo un modo maldestro per volerci bene, e forse sorrideremo rivedendo in noi le stesse preoccupazioni che oggi contestiamo a loro.
Da «Giovani di ieri e adulti di domani – Generazioni a confronto in un mondo complesso»
«Trasferire il concetto di democraticità in un ambito apparentemente opposto può sembrare paradossale. Eppure, esistono fenomeni dannosi che coinvolgono in modo indistinto una platea amplissima di soggetti, spesso inconsapevoli. Tra questi, il data breach.
In caso di un’azione premeditata finalizzata alla sottrazione di dati personali per ottenere un indebito profitto, il primo bersaglio è il titolare del trattamento. Ma i soggetti realmente esposti sono gli interessati, coloro che quei dati li hanno forniti. La loro dignità viene messa a rischio: la loro vita privata può essere esposta, manipolata, mercificata.
Tra gli interessati colpiti vi sono persone di ogni età, condizione sociale, estrazione economica e provenienza territoriale. La sola appartenenza a un determinato insieme di dati li colloca sullo stesso piano, trasformandoli in un’unica massa potenzialmente ricattabile.
La dimensione democratica del data breach si manifesta proprio qui: colpisce indistintamente tutti gli interessati coinvolti, rendendoli titolari delle stesse prerogative, degli stessi diritti violati e degli stessi rischi.»
Da «Data Breach – Governance: Responsabilità, prevenzione e protezione dei dati nell’ecosistema digitale»
«Ti sei mai chiesto cosa vuol dire veramente il termine fede? Se cerchi un sinonimo, il primo che ti viene in mente è fiducia. Bene, dobbiamo imparare ad aver fiducia in Dio. Se è Padre, vorrà solo il nostro bene.
Cominciamo a fidarci, anche senza conoscere. Più avanti, poco alla volta, come una luce che, poco a poco, diventa sempre più forte, impareremo a vedere nel nostro cuore sempre più chiaro quello che all’inizio abbiamo solo provveduto a mettere da parte gelosamente.
Dobbiamo imparare a fare nostra la sensazione, anzi, l’esperienza di gettarsi nelle braccia di Dio, sicuri che sono sotto di noi ad aspettarci. Perché Lui c’è davvero. Dovunque e in qualsiasi condizione siamo.
Perché Dio ama tutti i suoi figli, li ama tutti allo stesso modo, li tiene tutti nel suo abbraccio infinito, attento che nessuno gli scappi, anche se molti vogliono provarci.»
Da «Altro che fede! – Un’improbabile intervista ai collaboratori di Dio»
«L’AI esiste o è un’invenzione di chi cerca di costringerci a dipendere da lui? E, se esiste davvero, è veramente un boost o, piuttosto, una sola? Bisogna aver paura o bisogna saper approfittare di questo momento e cominciare a convivere con questa realtà? Tante domande e molte altre ne sentiremo nei prossimi giorni e non in tempi lontani, ma nel futuro vicinissimo dovremo fare i conti con questo mostro che ci impaurisce così tanto.
E allora, cominciamo a confrontarci con questa realtà: l’AI è veramente in grado di condizionarci? Sì. Dobbiamo, quindi, temerla? No. Possiamo farcela amica? Dobbiamo, se vogliamo cambiare in meglio il nostro modo di rapportarci al lavoro, ai social, agli altri in genere e al nostro modo di pensare dei prossimi giorni – avete capito bene: giorni e non anni.
E allora, se non puoi combattere il tuo nemico, fattelo amico. Comincia a capire come funziona, come si può gestire, come può essere usato perché ti sia utile e non debba preoccuparti delle sue decisioni. E ti renderai conto che non decide: si aggiorna, impara dai suoi precedenti lavori, cerca continuamente di migliorarsi, ma lo fa sulla base delle nostre istruzioni. Vuoi vedere, quindi, che, con il tempo, alla fine, non è cambiato niente? Resta una macchina sempre più veloce, ma che dipende da quello che io le chiedo e se non so chiedere, non saprà rispondere, o non risponderà correttamente.»
Da «Dalla diffidenza all’amicizia – Percorsi etici dell’AI»
«L’intelligenza artificiale è parte della nostra vita quotidiana, dalla ricerca su internet ai videogiochi, dai social ai consigli di acquisto online. Quando si parla di AI a scuola, spesso nascono dubbi, paure e grandi aspettative: qualcuno pensa che possa sostituire i docenti, altri che aiuti solo chi non sa arrangiarsi, altri ancora che sia la chiave per raggiungere un futuro robotico e senza problemi.
La verità è più complessa: l’AI può essere un’alleata formidabile, uno spazio di creatività e innovazione, oppure uno strumento che aumenta ingiustizie e paure se usata male, senza regole o dimenticando che al centro ci sono sempre le persone.
A chi studia oggi serve una cosa fondamentale: allenare senso critico e curiosità. Non è importante solo imparare a usare la tecnologia, ma soprattutto a porsi domande, capire come funziona e mettersi sempre dalla parte della consapevolezza.
La scuola, proprio qui, fa la differenza: non basta trasmettere informazioni, ma bisogna preparare menti pronte a selezionare, interpretare, collaborare, discutere e scegliere tra le tante possibilità che l’AI offre.»
Da «Dalla diffidenza all’amicizia – Girovagando tra i banchi con l’AI»
«Vedi, mio caro Pulcinella. Non tutti sono come te.
Ci sono persone che cercano gli altri per stare insieme, per stare in compagnia.
Che vogliono stare con gli altri perché hanno bisogno di avere un amico a cui dire le loro cose e con cui giocare e passare il tempo.
Che non pensano a quanti libri hanno scritto, a quanti cartoni animati e film hanno fatto.
Ma pensano che, se anche per un solo amico sono importanti, valgono qualcosa e questo basta.
Io voglio bene ai miei amici e, nonostante tutto il pasticcio che hai combinato, voglio bene anche a te e al mio amico Lupo.»
Da «Che pasticcio di storia! – Un grosso pasticcio in tre mini atti»
Questi estratti mi hanno regalato attimi di riflessione e dolcezza, proprio come piccoli regali per l'anima.
Luca M.
★★★★★
